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01.L'essenza del UI Design
gabriele access_time 3 min read

“Qualche volta c’è bisogno di una spiegazione,
ma è meglio se non è necessaria.”
M.Vignelli


Probabilmente citerò spesso il “Canone Vignelli” (Amazon).

Sicuramente uno dei principali must-read della mia libreria personale. Un libro veloce, essenziale e illuminante ad ogni pagina. Questa citazione è stata folgorante, non tanto perché aggiunga qualcosa di innovativo quanto piuttosto per la sua semplicissima essenzialità. Questo è il design. Questo è il pensiero che ogni UI Designer dovrebbe avere a mente mentre riflette sull’usabilità di un prodotto.

Un amico programmatore mi massacrava di RTFM (Read The Fucking Manual) ogni volta che sbottavo perché non riuscivo a far funzionare qualcosa. Ovviamente aveva ragione: tutto parte dallo studio. Ma per le interfacce utente non può essere così. Si dice che Steve Jobs sognasse un computer che chiunque potesse usare dalla prima accensione, senza bisogno di dover essere istruito. Nonostante tutti i nostri sforzi siamo ancora lontani da quell’utopia ma è a questo che dovremmo spingere i prodotti che realizziamo.

L’auto esplicazione funzionale.

Ovviamente si possono usare dei tutorial, alert, popover, tooltips… ma ogni volta che ricorriamo a questi strumenti stiamo in realtà alzando una minima bandiera bianca nella soluzione di un problema: come posso fare a rendere questa cosa semplice da capire?

Facciamo un esempio teorico/pratico.

Stiamo realizzando un componente per un sito web che prevede alcune funzioni basilari (chiudi, annulla, salva, stampa, condividi…). Ciascuna di queste funzioni è rappresentata da un’icona che funge da pulsante. Per rendere usabile questo cruscotto è fondamentale che le icone siano di semplice interpretazione, ma in certi casi potrebbe non essere possibile dare questo per scontato e si deve cercare di essere a prova di equivoco. La didascalia è la soluzione più rapida: descrivo la funzione, l’utente legge, l’utente agisce. Quindi l’icona avrebbe solo il compito di catturare l’attenzione? Questa ridondanza di informazioni però può essere negativa:

  • l’utente fraintende l’icona e fiducioso salta la lettura della didascalia
  • l’utente salta la lettura dell’icona e passa in rassegna tutte le didascalie per capire cosa può fare
  • l’utente legge prima l’icona e poi la controlla leggendo la didascalia

Capire questi punti aiuta a interpretare la priorità che gli utenti danno alla lettura: è soggettiva. Esiste un modo per diventare oggettivi nella presentazione di servizi? Secondo me la chiave è evitare la ridondanza. E siamo punto e a capo.

Proviamo a ribaltare il problema: siamo sicuri che ci servano tutte le funzioni che avevamo previsto? Siamo sicuri che questo componente abbia bisogno di un cruscotto unico? Se facciamo trovare all’utente le funzioni che gli servono QUANDO gli servono potremmo riuscire a evitare equivoci garantendo nel contempo un’esperienza utente basata sull’indispensabile: meno scelte = meno possibilità di errore.

Andando in profondità su questo tema ci si accorge che molto spesso il problema non è l’icona che rappresenta la funzione quanto invece il contesto in cui è inserita.